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La migliore tecnica valutativa

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Finalmente svelata la migliore tecnica valutativa del mondo. Uno scoop da non perdere!


Qual è la tecnica migliore, quella che risolve un maggior numero di problemi, che produce un più alto numero di informazioni, più facile da usare, meno costosa, più adattabile, utile in contesti differenti, producente meno distorsioni?

Pensate al grande Supermarket delle tecniche: girate per scaffali e scaffali pieni di tecniche, strumenti, teorie, approcci, utensili di vario genere… Il reparto Scale è ammiccante: Likert di tutti i tipi, termometri e scale autoancorate, ma hanno ancora delle Bogardus e delle vecchie Thurstone polverose! Il vicino bancone è stipato all’inverosimile di questionari di ogni sorta: aperti, chiusi, misti; autoamministrati, face-to-face, telefonici (in svendita, ormai sopraffatti dagli annunci commerciali telefonici); se chiedete al vecchio commesso, quello coi baffi, dallo scaffale in alto vi potrà rimediare ancora qualche scheda McBee per l’elaborazione manuale dei dati, che nostalgia! E poi gli indici e i valori caratteristici! La signorina degli indici vi mostrerà con orgoglio un repertorio vastissimo, dall’Alfa di Cronbach a vari tipi di Valori caratteristici posizionali… Armatevi di pazienza perché se è un indice, un coefficiente o un valore caratteristico quello che cercate, non ve la caverete in pochi minuti.

Il reparto delle tecniche economiche è piccolo ma l’efficiente addetto alle vendite vi convincerà facilmente della bontà della costi benefici e, se avete pochi soldi da spendere, almeno una costi efficacia nella sua confezione dorata riuscirà a rifilarvela.

Poco più in là, in un cesto promozionale, sono buttati alla rinfusa modelli di licitazione per valutazioni contingenti.

Quale comperare? Ancora una volta vi domandate: qual è la migliore?

Un bel questionario vi attira: è solido e robusto, ha una storia perbacco! Mica è stato inventato ieri. Poi c’è tanta letteratura, manuali, esempi e casi di studio. Ha una sua nobiltà. Ma lo volete chiuso o aperto? Dentro ci volete due o tre scale, storielle e vignette o preferite andare sul classico, solo domande? Classico? Bene allora: solo domande chiuse e un paio di aperte (giusto per non sembrare retrogradi); no, postale no, non li fa più nessuno. Ma neanche telefonico, ci mancherebbe, ormai chi ti risponde? Un bel face-to-face che tanto i soldi li abbiamo e possiamo spendere. Il commesso, raggiante, insiste: quali domande allora e, specialmente (e qui il commesso vi strizza maliziosamente l’occhio) chiuse come? Voi siete preparati e andate avanti sicuri: Età, Sesso, Titolo di studio… Già a ‘Professione’ vi incartate un po’; quando dovete chiudere ‘Giochi preferiti’ (dovete fare un questionario sul tempo libero) non vi raccapezzate bene: giochi di società, giochi di ruolo… no non va bene; giochi popolari, giochi tecnologici e giochi di carte… macché. Come la chiudete vi vengono dei dubbi, molti giochi non si lasciano classificare, le vostre chiusure si sovrappongono (rileggetevi la vecchia nota del Portolano Classificare, processo diabolico, ora nell’Archivio/Testi/La valutazione e il suo metodo). Poi vi lasciate sfuggire una domanda a risposta multipla e notate che un’ombra vela lo sguardo del commesso. Quando proponete di acquistare anche un paio di domande filtro, ma poi non vi decidete sulle successive condizionate il commesso, con un sorriso freddo, vi chiede se siete proprio sicuri di volere acquistare un bel questionario.

In effetti forse una valutazione contingente è meglio… La usano ancora in pochi e come la fate la fate, ma nel cesto promozionale che avete intravisto prima ci sono, buttati alla rinfusa, sistemi di licitazione differenti: disponibilità a rinunciare, disponibilità a pagare… boh?

Tutti gli addetti alle vendite sembrano ora guardare voi con atteggiamento di rimprovero. Sembrano dirvi “Ma cosa vuoi? Con tutte le belle tecniche che abbiamo a disposizione non sai deciderti? Prendine una ed esci, che non abbiamo tempo da perdere!”.

Vi avviate avviliti verso l’uscita dove notate un banchetto modesto, dietro un angolo poco visibile, un po’ in ombra. Un vecchio addetto è seduto soddisfatto leggendo il giornale (non ha alcun cliente di cui occuparsi); con un pennarello è stato scritto, su un foglio di carta attaccato al banchetto: “La Migliore Tecnica del Mondo”. Possibile? Decidete di fare un ultimo tentativo e vi avvicinate. “Cosa vuole? – vi chiede il vecchietto – la tecnica migliore? Già passato dal banco Questionari? Niente tavole input-output? Il Controfattualista cosa le ha detto?”. Voi neppure rispondete, angosciati. “Già, lo immaginavo, un altro consumista post-moderno che naviga nella liquidità metodologica senza trovare la tecnica perfetta!”. E prosegue: “Ecco, questo è tutto quello che io posso offrire” e vi mostra la foto della vostra testa, scattata a vostra insaputa mentre entravate. “Sì, la vostra testa! Stupito? Il vostro cervello in realtà, o meglio ancora la vostra mente, le idee, la capacità critica, la curiosità, la voglia di sperimentare! Non ci sta capendo nulla, vero? Come tutti! – dice con un sospiro, e prosegue – Le tecniche, tutte quelle belle cose ben confezionate che ha visto negli altri reparti, sono solo protesi, scemo! Protesi, come gli occhiali per leggere meglio, come l’automobile per andare più lontano, come il computer per elaborare dati… Protesi! E di cosa sono protesi le tecniche? Della tua capacità di capire – sbotta il vecchio passando al “tu” – della tua voglia di penetrare nella complessità dei problemi e comprenderne qualche aspetto, per fare la tua bella ricerca, o la tua bella analisi valutativa, con un senso, capisci questa parola? “Un senso”, uno dei possibili, quello che sei capace di dargli tu. Non ha nessuna importanza quale tecnica usi, tanto sono tutte solamente protesi, ciascuna giusta e sbagliata per come la utilizzi tu, capace o meno di trovare i dati utili per come tu la applichi e, specialmente, rivelatrice di aspetti della tua realtà solo e solamente per come tu, e solo tu, agisci col tuo pensiero, con la tua cultura, coi tuoi valori, con la tua perseveranza. Va’, torna indietro, compera qualcosa che tu sappia usare, che sia compatibile con la tua ricerca, pertinente col mandato che hai ricevuto, adeguata all’organizzazione di ricerca che devi gestire ma poi, ricordati, quella tecnica sarà sempre e solo una protesi!”

Baciate il vecchio, e tornate fra gli scaffali.