Seconda puntata del trittico finale sulle tecniche di valutazione basate sui gruppi; dopo la sottolineatura della scarsa pregnanza della sola analisi lessicale e sintattica di quanto prodotto nel gruppo (e anzi della sua sostanziale scarsa validità), proviamo qui a fare un passo avanti verso l'esplorazione semantica; ancora incerta, per molti versi, ma indubbiamente più capace di cogliere le connotazioni delle espressioni linguistiche utilizzate.
L’interazione nei gruppi è qualcosa di assai maggiore di quanto registrabile nel solo piano sintattico, visto nella precedente nota.
Proseguendo con l’esempio precedente l’esplorazione potrebbe condurre facilmente – dopo la discussione in seno al gruppo – a capire come “diminuzione dei comportamenti compulsivi relativi all’assunzione di droghe” può includere oppure no diverse componenti (le potete chiamare ‘dimensioni del concetto’), poniamo:
A) comportamenti sociali (aggressivi oppure no, antisociali, etc.);
B) frequenza dell’uso e/o passaggio a tipi di assunzione meno dannosi (diminuzione/aumento dell’uso, passaggio da endovena ad altre assunzioni, etc.);
C) gestione del programma educativo (volontà/capacità di seguirlo, eventuali abbandoni, etc.);
D) elementi personologici.
Naturalmente non solo il concetto generale /diminuzione dei comportamenti compulsivi/ può essere nella realtà inteso differentemente (probabilmente è difficile che un concetto complesso e multidimensionale sia inteso come semanticamente identico), ma anche le selezione e definizione delle sue principali dimensioni costitutive (A, B e C dell’elenco precedente) potrebbe apparire molto simile e condivisibile, grazie ad accordi meramente sintattici che poco hanno a che fare con le rappresentazioni mentali sottostanti, come illustra simbolicamente la figura.
Ciò che viene rappresentato simbolicamente in figura è una parziale identità – puramente lessicale e sintattica – delle dimensioni. Voglio dire: anche una superficiale esplorazione del concetto potrebbe portare a conclude, “consensualmente”, che il concetto precedente è declinabile in A, B, C.
Ma guardiamo bene la figura.
Un passo avanti è l’approfondimento degli spazi semantici sottesi al concetto e alle sue dimensioni; in questo modo si invitano gli interlocutori a chiarire i significati delle loro espressioni, a esplicitare la loro agenda, le priorità, i valori, e a confrontarli con quelli degli altri.
Nella rappresentazione simbolica della figura tale esplorazione porterebbe i diversi attori, per esempio, a sostenere che sì, tutti e tre riconoscono la stessa (lessicalmente e sintatticamente la stessa) dimensione A, ma dando ad essa significati (estensioni) e connotazioni (intensioni) differenti, forse per parti trascurabili ma forse anche per componenti rilevanti.
Per complessificare la figura ho proposto l’Attore 2 che non riconosce la dimensione B come pertinente il concetto, e l’Attore 3 che ne include invece una quarta (D, corrispondente al quarto elemento dell’elenco sopra). Questa che chiamo “esplorazione semantica” era inizialmente partita da un macro-concetto (‘diminuzione dei comportamenti compulsivi’, al fine di valutare l’efficacia del trattamento) espresso in maniera identica, ma scavando ci si accorge che estensione ed intensione del concetto e delle dimensioni che (forse, per alcuni) ne sono parte, differiscono, e neppure di poco.
Fra le tecniche più utili per accompagnare un gruppo in questo percorso c’è sicuramente il Brainstorming valutativo.
In questi casi si ottiene prima un riconoscimento delle diversità (le diverse “coperture semantiche” dei concetti e dimensioni utilizzati dai diversi attori, come illustrato nella figura sottostante), per tentare poi un avvicinamento reciproco costituito da un allargamento o da un restringimento o da un riposizionamento dello spazio semantico originariamente percepito da ciascuno tramite particolari azioni dialogiche in seno al gruppo (tutte le figure sono disponibili nella sezione “Archivio/Presentazioni” di questo sito).
Così espresso, tale spazio semantico appare come un pezzo di gomma flessibile che si può materialmente tirare o comprimere. Dovrebbe essere ovvio che utilizzo un linguaggio figurato, e figure simboliche, per esprimere concetti altrimenti complicati. In realtà quello che si modifica non è l’uso espressivo (che è la manifestazione finale di un processo già avvenuto) bensì lo schema mentale che lo genera; tale schema mentale, secondo Neisser (1993), è una struttura che indirizza il nostro agire percettivo capace, però, di continui adattamenti in relazione al contesto; nella situazione dialogica di un gruppo il micro-contesto situazionale convoglia informazioni e stimoli rispetto ai quali gli schemi cognitivi dei partecipanti reagiscono (in modi diversi) anche con eventuali adattamenti. Questo meccanismo può spiegare in maniera soddisfacente alcuni processi dei gruppi, e le ragioni di eventuali convergenze.
Diversi studi sono comunque cauti sul valore di questa coincidenza, o quanto meno di questo avvicinamento che gli attori sociali raggiungono nel corso di queste azioni. Potrebbe anche succedere, infatti, che l’accordo sia forzato, frutto di convenienze immediate e stanchezza, trascinato da figure leader, etc.


Il brainstorming valutativo e l'S.P.O.
4 - Tecniche di gruppo gen 2010
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