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Libri letti (Gennaio 2010)

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Fra i molti libri e riviste usciti recentemente ho potuto leggerne alcuni - complici le vacanze di Natale e Capodanno - interessanti e importanti.
Vi propongo il mio parere di lettore senza alcuna pretesa di esaustività (non è detto che abbia letto ciò che era necessario leggere) e di certezza nel giudizio (in queste note mi pongo sempre come semplice lettore, con le mie soggettività e personali preferenze, senza pretesa di indicare cosa sia più o meno importante in assoluto).


Periodo tradizionale di riposo e letture, quello che copre le vacanze di Natale e Capodanno, che mi ha permesso di leggere diversi libri di grande interesse. Oltre alla Vertigine della lista di Umberto Eco, segnalato pochi giorni fa, ecco le opere principali da segnalare a Gennaio.

Parliamo innanzitutto di scale, perché è uscito già da un po’ l’ottimo volume curato da Rita Bichi, La distanza sociale. Vecchie e nuove scale di misurazione, Franco Angeli, Milano 2008. Il volume è parte di una serie che rendiconta una ricerca sulla distanza sociale in alcune aree urbane italiane; questo specifico volume è dedicato alle scale di misurazione della distanza sociale e si presta a due piani di lettura: il primo – che motiva e origina l’opera, che è di indubbio interesse ma che mi pare secondario alla luce del successivo – è ovviamente il tema della ricerca in sé: come concettualizzare ‘distanza sociale’ e come empiricamente rilevarla, e quali concreti risultati si siano riscontrati in questo ampio lavoro in più volumi, è indiscutibilmente interessante per tutti i sociologi (e forse anche per qualche valutatore) coinvolti in questi temi; ma il secondo – relativo a questo volume di Rita Bichi – a me pare di interesse più generale, squisitamente metodologico e riguarda appunto, come chiarisce il titolo, la costruzione di scale di atteggiamento. Su questo secondo piano di lettura, svincolato dalla specifica ricerca in cui il lavoro si colloca, il volume è uno straordinario manuale di costruzione di scale con diverse qualità: 1) consente al lettore di fare un adeguato riepilogo delle principali scale “storiche”, quelle di Likert, Thurstone e Guttman (nel saggio di Stefano Poli) e di Bogardus (in quello di Marco Castelli), in maniera sufficientemente approfondita per comprenderne aspetti teorici e procedurali; 2) avvicina il lettore a “nuove” scale relative alla distanza sociale (il Relational Distance Index di Hess descritto da Silvana Poloni e una scala ad hoc di distanza sociale percepita descritta da Rita Bichi), utilizzate nel corso della ricerca in questione e presentate in maniera approfondita; 3) approfondisce il concetto fondamentale di ‘distanza sociale’ mostrandone un denso approccio concettuale nel primo capitolo introduttivo di Bichi, a mio avviso un modello di come si affronta un problema complesso nella ricerca sociale e valutativa, fino alla definizione operativa che giustifica la scelta di utilizzare le scale di cui si è detto; 4) sostanzialmente eccentrico rispetto agli altri capitoli del volume, ma di grande interesse, propone un approccio analitico-testuale alla distanza sociale tramite l’uso di un software specifico, il T-LAB inquadrandolo – e questo a me sembra particolarmente stimolante – in una cornice teorica costruttivista che sottolinea l’importanza del linguaggio nella costruzione della realtà sociale (a cura di Fabio Massimo Lo Verde e Alberto Trobia). In conclusione un testo molto importante per tutti coloro che utilizzano scale – non necessariamente di distanza sociale – nelle loro attività e in particolare per i valutatori che spesso le usano ma in forma piuttosto “povera”, se così posso esprimermi, non sfruttando compiutamente il grande potenziale di questi strumenti.

A cura di Maria Luppi, Coesione sociale nella città. Azioni e relazioni nell’esperienza di due quartieri di Milano, Guerini e Associati, Milano 2009. Il volume viene proposto da ORES – Osservatorio Regionale sull’Esclusione Sociale della Lombardia, con la partecipazione di IReR, l’Istituto lombardo di ricerca, e propone due interessanti “esperimenti sociali”, su due distinti quartieri milanesi, per lo sviluppo di coesione sociale. Affidati a bando, i due progetti – vinti da due distinti partenariati – hanno sviluppato azioni diffuse di coinvolgimento, sensibilizzazione civica ed empowerment che sono diffusamente trattate nel volume da parte di una molteplicità di autori coinvolti a vario titolo in questi esperimenti. Il volume è di indubbio interesse per chi è interessato a questi temi, allo sviluppo di comunità, e così via. Per i valutatori l’interesse è accresciuto da fatto che i progetti sono stati sottoposti a specifica valutazione realizzata da IRS e, segnatamente, da Ugo De Ambrogio e colleghe. Oltre al rapporto valutativo De Ambrogio & Co. hanno scritto un paio di capitoli di cui segnalo in particolare il secondo: Valutare progetti complessi: tra realismo e partecipazione; un breve testo interessante da svariati punti di vista (ricordo che sulla valutazione di progetti complessi ho scritto una nota il 28 Dicembre 2009); fra i tanti ne cito uno: alle pagg. 207-208 gli autori sintetizzano la loro idea di “disegno della ricerca valutativa”, basata su undici elementi che mi piacciono molto e mi sembrano coerenti con la mia personale proposta in nove tappe. Intendo porre l’accento sulla loro sensibilità verso l’idea di disegno della ricerca valutativa, e il giusto ruolo che vi assegnano.

Alberto Martini e Marco Sisti, Valutare il successo delle politiche pubbliche, Il Mulino, Bologna 2009. E’ la versione finale, più ampia, del testo del 2006 di Martini, Sisti e Mo Costabella (lo trovate nella bibliografia presente sul sito). Rispetto a tale precedente edizione questo volume non appare altrettanto convincente. Indubbiamente di buon livello – e non ci si poteva aspettare meno da questi Autori – la descrizione dell’approccio controfattuale e le tecniche e metodi ad esso ascrivibili (metodo sperimentale, differenza fra le differenze, e così via) alle quali è dedicato una buona seconda metà del volume. Molti dubbi invece sulla prima parte dove non appare convincente l’impostazione teorica (cosa sia la valutazione, come possa essere definita, quali i suoi obiettivi) e metodologica (il quadro – confuso – delle tecniche di valutazione non controfattuali). Il volume si presenta poi molto autoreferenziale, piuttosto chiuso in una visione complessivamente causalista e ingenuamente oggettivista, e totalmente disinteressato alla lettura valutativa italiana, completamente esclusa, e a esemplificazioni reali su casi italiani, molto rari. La lettura complessiva del volume, pur ben scritto sotto il profilo sintattico, appare invece alla fine faticosa a causa della via via sempre più evidente volontà di proporre una tesi ristretta in merito alla valutazione, e troppo attenta nel proporsi come unica nel panorama nazionale. Può essere utile rileggere, a questo proposito, una vecchia nota, I veri credenti, ormai depositata in Archivio/Testi/Vecchi Portolani.

Prospettive Sociali e Sanitarie”, l’ormai quarantennale rivista di IRS è da poco uscita con uno speciale Valutare i progetti nel sociale (PSS n. 20, a. XXXIX, 15 novembre 2009). Il numero si apre con un’introduzione di Ugo De Ambrogio, curatore del fascicolo, che ripercorre lo sviluppo della valutazione in questo settore. L’autore si mostra ottimista e cautamente soddisfatto per uno sviluppo che indubbiamente visto da Milano, per quanto “incompiuto” (come titola De Ambrogio), è pur visibile, come mostrano le esperienze descritte nel resto della rivista (e si veda anche il volume a cura di Luppi in questa nota). Seguono tre esperienze valutative realizzate da IRS in Lombardia su reti familiari, coesione sociale (si tratta della ricerca di cui al volume sopra) e integrazione interculturale. Gli autori e autrici entrano giustamente negli aspetti metodologici, e se anche PSS è per sua natura una rivista divulgativa dai testi concisi pure permette – e giustamente – di capire qualche cosa del mandato valutativo, del metodo applicato, dei significati complessivi dei processi valutativi messi in atto.