Il Call for paper del prossimo Congresso AIV propone anche il tema delle tecniche valutative di gruppo che producono risultati "formalizzati"; cosa vuole dire? Facendoci aiutare da Rita Bichi vediamo di approfondire un po' il tema.
AGGIORNATO CON DUE PRECISAZIONI DI RITA BICHI (IN ROSSO NEL TESTO) DEL 17 FEBBRAIO 2010
Al prossimo Congresso AIV del 25 e 26 Marzo il Gruppo tematico AIV “Metodi e tecniche” sarà presente curando una sessione intitolata alle “tecniche di valutazione basate su gruppi che producono risultati formalizzati”, che è poi il tema che il gruppo tematico ha portato avanti nell’anno trascorso.
Cosa siano le tecniche di valutazione basate su gruppi dovrebbe essere più o meno chiaro (focus group, brainstorming, Delphi…) ma cosa siano, in particolare, quelle che producono risultati ‘formalizzati’ (termine comunque inesatto, leggete più avanti) può non essere chiarissimo.
Per chiarirlo mi riferirò alla classificazione degli strumenti proposta da Rita Bichi (L’intervista biografica. Una proposta metodologica, Vita e Pensiero, Milano 2002) in merito alle interviste, che sono un regno diverso da quello dei gruppi ma meno distante da quanto possa apparire, almeno per quanto riguarda alcune fondamentali questioni relative al rapporto intervistatore/intervistato, che è quella che qui ci interessa.
Bichi ci insegna che:
Si è soliti distinguere [le interviste individuali] tra domande chiuse e domande aperte […].
Una seconda distinzione fondativa riguarda la possibilità di proporre o meno le stesse domande nel medesimo ordine a tutti i singoli intervistati […]. Queste due dicotomie, risposte date/non date – che concernono una caratteristica che chiameremo direttività –, insieme di domande fisso/non fisso – che concerne la standardizzazione –, costituiscono i mattoni fondativi di una possibile tipologia delle interviste utilizzate nella ricerca sociale.
Si può definire la direttività come la possibilità, da parte del ricercatore, di stabilire i contenuti dell’intervista o anche, rovesciando il punto d’osservazione, la non-libertà, da parte dell’intervistato, di decidere i contenuti delle sue risposte. La standardizzazione considera, invece, l’uniformità degli stimoli offerti, sia per quanto riguarda la loro forma sia per ciò che concerne l’ordine della loro presentazione.
Si considera spesso una terza distinzione, quella tra strutturazione e non-strutturazione, riferendosi in genere alla forma e al funzionamento della traccia di intervista. Per intervista strutturata si intende così un’intervista in cui siano precisate le modalità di interrogazione, dunque in cui lavori una traccia adeguatamente dettagliata e in cui sia presente un’articolazione prestabilita (Bichi, 2002, 19-20).
Trasliamo – credo correttamente e abbastanza facilmente – questa proposta nelle tecniche di gruppo; saranno tecniche di gruppo
- direttive, quelle in cui i partecipanti si trovano a fornire le informazioni richieste in forma organizzata: o tramite risposte chiuse (ma questo è raro nei gruppi, tranne nel caso in cui debbano compilare check list), o attraverso espressione di punteggi di varia natura (spesso nella Nominal Group Technique, sempre nella Scala delle priorità obbligate o nella SWOT relazionale); BICHI: Non solo. La direttività riguarda i contenuti dell’intervista: chi li decide? Nel caso di un’interrogazione, o una serie di interrogazioni, in cui vengono decisi ex ante la rilevazione sia le domande sia le possibili risposte, siamo sul polo della massima direttività; più gli intervistati sono legittimati a esprimere con le loro parole il loro modo di “vedere il mondo” più lo strumento si allontana dalla direttività, verso la non-direttività. Dunque si può disegnare un continuum, sempre rispetto a questa proprietà delle interviste.
- standardizzate, quelle in cui i conduttori propongo le domande, o i temi in discussione, in forma necessariamente rigida. ‘Necessariamente’ allude a esigenze tecniche proprie dello strumento; per esempio in un focus group l’ordine dei temi discussi è abbastanza pre-definito anche se non sempre vincolante (in genere si parte da domande introduttive, poi devono seguire i temi centrali, poi si può arrivare a specificazioni di dettaglio; così anche in molti approcci Delphi; non avrebbe senso fare diversamente); nella N.G.T., ma ancor più nella SPO e nella SWOT relazionale la successione degli elementi messi in discussione è solitamente arbitrario, o al più suggerito da eleganze formali, dialogiche, ma non vincolanti. Mi sembra comunque che di queste proprietà ‘standardizzate/non standardizzate’ può essere considerata la meno importante; è indubbiamente più rara perché i gruppi sono in genere reclutati e utilizzati per sfruttare altre proprietà – la creatività, il dialogo, l’interazione reciproca – per loro natura non standardizzabili;
- strutturate, quelle tecniche destinate a produrre matrici (NGT, SPO, SWOT), o in cui si lavora – in gruppo – con scale, punteggi, percentuali e così via BICHI: La strutturazione della traccia, che è quella di cui io parlo, non necessariamente porta alla costruzione di una matrice, anzi è completamente scollegata da questa finalità. Le storie di vita, ad esempio, ma anche un focus, possono avere una traccia ampiamente articolata e quindi strutturata (il che può non coinvolgere né la direttività né la standardizzazione) ma non sfociare in fase di analisi in una matrice. Al contrario, una matrice può essere prodotta anche a partire da materiali derivanti da interviste (sia invidividuali sia di gruppo) che non hanno avuto una traccia strutturata come guida di interrogazione.
Se applichiamo questa proposta alle più note tecniche di gruppo otteniamo questa rappresentazione:
Classificazione delle tecniche di gruppo secondo i loro gradi di direttività, standardizzazione e strutturazione
Ciò che nel Gruppo tematico e nel prossimo Congresso AIV abbiamo chiamato ‘formalizzate’ sono, pertanto, quelle direttive e strutturate (questo è il termine giusto; la standardizzazione riguarda molto meno tutte le tecniche di gruppo in generale) e quindi, principalmente, NGT, SPO e SWOT relazionale. Naturalmente anche un focus group può essere condotto in maniera non tradizionale e prevedere direttività della conduzione e strutturazione nell’output informativo; così pure la Delphi e via discorrendo. La possibilità di strutturazione è molto interessante e ha implicazioni importanti sia sotto il profilo del metodo sia sotto quello dell’uso ma, ancora una volta, lo spazio di questa nota è finito. Ne parliamo tutti assieme al Congresso?


La valutazione partecipata dei servizi
5 - Altre tecniche in valutazione gen 2010
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