L'ultimo libro di Umberto Eco è una godibile corsa attraverso le "liste" visive e letterarie di tutte le epoche, e ci lascia comunque con qualche riflessione su un elemento di base (le liste appunto) della ricerca sociale e valutativa.
Vi piace Umberto Eco? Come studioso, erudito, uomo di cultura, curioso del mondo capace di fare incuriosire, pamphlettista e provocatore arguto sì, e molto (non ho indicato “semiologo” perché non sono competente della materia, anche se non si possono avere dubbi sulla sua capacità in quel campo disciplinare).
L’ultimo volume di Eco si intitola Vertigine della lista (Bompiani, Milano 2009) e ve lo consiglio caldamente. Intanto è un bel libro perché, trattando il tema delle liste ne ripropone una notevole quantità sia come quadri (liste visive) sia come testi (le liste poetiche da Omero a Joyce passando per una notevole mole di letteratura internazionale, riproposta in forma antologica nel volume). In questo modo il libro diventa un viaggio estetico veramente interessante, inusuale, molto godibile, e se non ne trarrete altro beneficio avrete quanto meno passato qualche ora piacevole.
Ma poi affronta un tema centrale nella riflessione metodologica, e direi ancor più centrale per noi valutatori. Eco si ferma al di qua delle riflessioni che vi sto per proporre, senza in ciò diminuire il valore del suo lavoro, ma ugualmente la sua lettura – considerando il nostro diverso approccio, certamente più tecnico – ci stimola e fa correre il pensiero e la nostra immaginazione metodologica in modo proficuo.
Insomma: le liste (o elenchi, o cataloghi) sono un elemento di base, imprescindibile, del pensiero metodologico e di quello valutativo in particolare. Quando noi pensiamo – per esempio – in termini di indicatori del programma valutato, pensiamo a un insieme conchiuso, supposto completo e pertinente (in ragione degli obiettivi e del mandato) di tali indicatori, e questo insieme conchiuso è appunto una lista, e ha le proprietà di ogni lista prima fra tutte – come benissimo enfatizza Eco nel suo testo – quella di essere l’espressione di un pensiero sul Mondo, anzi: una sua rappresentazione. Tale lista poi soggiace alla “regola dell’eccetera”, che significa che si dà per scontato che possono esserci infiniti (o meglio: indefiniti) altri elementi pertinenti, ma che quelli inclusi sono sufficienti a dare tale rappresentazione. Anche gli indicatori di un Programma (per restare nel nostro esempio) possono essere potenzialmente infiniti, e anche noi soggiaciamo alla regola dell’eccetera ma, riflettendo, capiamo subito che il governo di tale “regola” è oscuro: se di una lista ci appare ciò che è incluso e si intuisce – attraverso la regola dell’eccetera – un indistinto mondo di ciò che è stato escluso, allora con quali criteri abbiamo deciso ciò che sta dentro e ciò che rimane fuori? Eco si ferma un po’ prima di questa riflessione, come ho detto, ma lui può perché si occupa dell’aspetto semiotico delle liste; ma un indizio importante ce lo da quando ci parla della forma che può assumere una lista non casuale. Dare una forma a una lista, e alle sue componenti, significa approdare a una sistemica, a una logica, indicando all’utilizzatore della lista (che possiamo essere noi stessi) la via inferenziale per comprenderne significati più operativi. La porta di ingresso per dare una forma a una lista si chiama – io credo – classificazione (in Eco una velata introduzione a questo tema si trova nel quattordicesimo capitolo, Il cannocchiale aristotelico).
In realtà tutte le liste sono classificazioni in fieri, in potenza; quando facciamo la lista della spesa (è un esempio che usa anche Eco) non facciamo un elenco arbitrario di beni alimentari ma pensiamo ai cibi che vogliamo mangiare stasera rispetto a quelli da conservare in dispensa; a quelli più salutari per contrastare il nostro colesterolo o a quelli più ghiotti per soddisfare il nostro palato; a quelli più economici perché siamo rimasti in bolletta ma anche a quelli indispensabili indipendentemente dal prezzo per le particolari esigenze alimentari di un familiare; le vedete le diverse classificazioni soggiacenti, no? Eco fa anche l’esempio della lista degli invitati alla festa che vogliamo tenere: l’elenco include gli amici, ma non forse tutti i nostri amici bensì quelli che riteniamo più cari, o che non vediamo da più tempo, o coi quali abbiamo affari importanti da discutere… Anche qui stiamo classificando utilizzando quelle che Eco ci ricorda essere le proprietà degli elementi della lista.
Non esiste lista che non includa una qualche classificazione, anche solo in nuce, implicita, non detta e non necessariamente consapevole.
Ma poiché – come ho avuto già modo di dire in un’altra nota (Classificare, processo diabolico, del 20 Dicembre 2008) – la classificazione è un pilastro della ricerca sociale (perché è un pilastro della mente razionalistica occidentale), le liste – in quanto componente “grezza”, di base, di ogni classificazione – diventano un altrettanto importante elemento di interesse per tutti noi.
Se il libro di Eco non vi aiuterà forse a fare delle liste migliori, in vista di classificazioni valutative con immediato uso operativo, vi assicuro che vi regalerà qualche ora ben spesa anche perché sotto l’apparente leggerezza detta trattazione (molto poco dottorale, con pochissime note…) l’Autore propone un ricco menù di concetti e di argomenti che fanno correre il nostro pensiero.


Liste e classificazioni
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