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Sondaggi politici ed elettorali

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Un'altra nota sui sondaggi e il fatto che sono certamente importanti utili e per alcuni irrinunciabili, ma anche a volte curiosamente difformi fra loro nel presentare la stessa realtà. Un problema solo metodologico? Potete verificarlo da soli andando a rileggere i vecchi sondaggi (oltre 2.000) contenuti in un sito del Dipartimento per l'informazione e l'editoria.


La sondaggiocrazia è un fatto assodato e conclamato della nostra vita sociale quotidiana; è passata già da diversi lustri l’epoca della sorpresa constatazione di ciò, nonché della sociologica riflessione sui suoi significati, e oggi siamo immersi nel brodo sondaggistico forse con più indifferenza ma non sono sicuro se con più anticorpi (anticorpi costituiti, in questo caso, da disincanto, cautela e scetticismo).

Comunque sia i sondaggi politici ed elettorali hanno un loro sito, curato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria (http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/) con un grande pregio: l’archivio dei sondaggi realizzati.

Al momento in cui scrivo ne sono depositati ben 2.141, a partire dal primo del 25 Ottobre 2000 fino al 12 Gennaio scorso. Sono sondaggi apparsi su quotidiani e settimanali, in  trasmissioni televisive, o commissionati da comitati e gruppi politici anche locali.

La miniera è ricca: volete conoscere i risultati dell’ultimo sondaggio elettorale? State tranquilli che se anche non ne avete trovato notizia sul vostro organo di informazione qualcuno ne ha commissionato uno di recente, e qui lo trovate (per la cronaca: l’ultimo è dell’11 Gennaio commissionato da Sky); vi ha appassionato la recente polemica su Bettino Craxi? La questione degli immigrati? Ci sono sondaggi in abbondanza: E così via.

Proprio la compresenza di due sondaggi su Craxi si presta a una micro-riflessione che ricalca e completa quella fatta pochi giorni fa in una precedente nota (I sondaggi di Sky, del 9 gennaio 2010). Nel sito in questione ho trovato questi:

  1. Sondaggio Ispo per Corriere della Sera dell’11 Gennaio 2010 (CATI, 800 casi);
  2. Sondaggio Ferrari Nasi per Panorama dell’8 Gennaio (CATI, 800 casi);

Le domande sono formulate in maniera differente, naturalmente, ma nel sondaggio Ispo – sull’opportunità di intitolare una strada a Craxi – il 39% dice “No perché la sua reputazione è stata inquinata da più di una questione” mentre solo il 9% dichiara “Non saprei perché non so bene cosa ha fatto Craxi” (i rimanenti per ora non ci interessano); Ma nel sondaggio Ferrari Nasi alla generica richiesta di un giudizio sull’uomo lo dà negativo il 30,7% e si ripara nel “Non so” ben il 42,6% degli intervistati. Insomma: mentre per i sondaggisti pro Corriere c’è un giudizio maggiormente negativo (la differenza è di più di otto punti) di quelli pro Panorama, per questi ultimi c’è una marea di “non so” (bastante a buttare nel cestino il sondaggio) a differenza dei precedenti, assolutamente molto ma molto più sicuri di quello che dicono. Eppure entrambi i sondaggi sono stati eseguiti con lo stesso criterio, la stessa ricerca di rappresentatività e lo stesso campione (irrisorio per entrambi i sondaggi, margine d’errore che non ho voglia di calcolare ma altissimo).

Questa grande differenza in due sondaggi simili, fatti nello stesso periodo con identici criteri campionari come può essere spiegata? Se la perfezione fosse di questo mondo l’unica risposta, assolutamente plausibile, potrebbe riguardare la differente formulazione di domande/risposte che – come ci insegna la Scolastica metodologica – sarebbero operativizzazioni di concetti simili ma non identici, e quindi senza sorpresa passibili di opinioni espresse diversamente. Tenete bene a mente tale spiegazione perché è indubbiamente la più corretta in ogni caso in cui – nei vostri sondaggi – trovate apparenti contraddizioni fra risposte a domande solo simili ma non uguali (nota a margine: la plausibilità di risposte differenti a domande solo simili ma non identiche, per le ragioni ora dette, rende inutili e dannose le cosiddette “domande di controllo” nei questionari).

Ciò detto per il mondo perfetto, proviamo ora a pensare a un mondo assolutamente imperfetto, dove i sondaggi sono fatti alla Carlona (che non è il nome di una famosa metodologa) e dove – per pura coincidenza – i loro risultati sono appena appena sorridenti ai desiderata dei committenti.

Andiamo a spulciare un po’ in questo sito.

  • il 21 Dicembre scorso IPR, in un sondaggio per il quotidiano la Repubblica, ci informa che il 48% degli italiani ha molta/abbastanza fiducia in Berlusconi, contro il 49% che ne avrebbe poca/nessuna (1% senza opinione);
  • lo stesso giorno Ispo, per Corriere della sera, ci dice che mentre a Novembre 2009 il giudizio sul premier ammontava al 48,6%, oggi (21 Dicembre 2010) è salito al 55,9%.

Che dite? Fra il 48% appreso dai lettori di Repubblica (un punticino solo sotto il giudizio negativo, ma comunque sotto rimane) e il quasi 56% letto da quelli del Corriere, non pensate che ci sia una bella differenza, probabilmente più in termini politici che meramente statistici?

Prendiamo un altro tema caldo: il rapporto fra Fini e Berlusconi:

  • il 19 Novembre 2009 un sondaggio SpinCon per Notapolitica.it (con tecnica CAWI) ci informa che fra gli elettori di centro destra l’80,2% si schiera con Berlusconi e il 19,8% con Fini (bel colpo, nessuno senza opinione!);
  • il 23 Novembre SWG per la trasmissione Annozero fa salire a 31% i finiani, scendere al 65% i berlusconiani, con un residuo 4% di altre risposte (tecnica e campioni diversi, e non si capisce se la domanda ha riguardato solo gli elettori di centrodestra).

A questo punto lo spazio di questa nota è finito e io mi sono stancato, ma il messaggio è piuttosto chiaro: tecniche più o meno simili ma non sempre uguali (ma quanti sanno cosa sia un CAWI o un CATI?), con campioni diversi – in relazione anche al medium utilizzato – ma sempre discutibili (ma quanti lettori/ascoltatori lo percepiscono?) e domande più o meno simili ma non identiche. Pur con tutto ciò mi sento di semplificare e additare tali sondaggi come sostanzialmente simili negli argomenti e specialmente nelle intenzioni: sostenere delle tesi. Non sempre, ci mancherebbe, anzi probabilmente di rado, ma almeno i lettori del mio sito siano avvertiti: prima ci immunizziamo rispetto alla retorica sondaggista e più saremo liberi.