La fine dell’anno ci riserva (oltre agli auguri) alcuni documenti importanti in materia di valutazione delle politiche e degli interventi pubblici. Te li inoltriamo, oggi, a fini informativi con l’impegno a “riprenderli in mano”, come associazione, alla ripresa di gennaio in modo da esprimere su di essi una posizione esterna ed anche la disponibilità di AIV ad un contributo di metodo e di merito.
La fine dell’anno ci riserva (oltre agli auguri) alcuni documenti importanti in materia di valutazione delle politiche e degli interventi pubblici. Te li inoltriamo, oggi, a fini informativi con l’impegno a “riprenderli in mano”, come associazione, alla ripresa di gennaio in modo da esprimere su di essi una posizione esterna ed anche la disponibilità di AIV ad un contributo di metodo e di merito.
Il primo documento è stato diffuso, con data 27.12.12, dal Ministro per la Coesione Territoriale, d’intesa con i Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed è intitolato “Metodi e obiettivi. Per un uso efficace dei Fondi Comunitari 2014-2020”. Definito come “Documento di apertura del confronto pubblico”, include il tema della valutazione già nel titolo (con l’aggettivo efficace) ma soprattutto individua nella “valutazione di impatto” (par. 1.1.6) una delle 7 “radicali innovazioni generali di metodo”. Per capire il tono di questa previsione, questa è la sintesi del testo sul punto specifico contenuta nel documento stesso (p.8): “Valutazione di impatto. La valutazione non è certo una novità per i programmi dei Fondi strutturali, ma deve salire di rango nello strumentario delle decisioni politiche. In primo luogo, sarà consolidata l’organizzazione istituzionale dedicata – i Nuclei di valutazione – (….) costruita negli ultimi due cicli di programmazione, mettendola maggiormente al servizio delle domande del partenariato e dei beneficiari ultimi. In secondo luogo sarà data centralità e impulso alla valutazione di impatto, ossia alla valutazione del se, in quale misura ed eventualmente per quali soggetti, le azioni adottate abbiano effettivamente effetti per la qualità di vita delle persone e/o le opportunità delle imprese.
Esplicitare i risultati attesi orienterà il focus della valutazione di impatto, qualunque sia il metodo adottato. L’avvio della valutazione d’impatto contemporaneamente all’attività di programmazione, contribuirà a inserire la valutazione e i suoi esiti nelle scelte e confronto sulle azioni pubbliche. Esprimere risultati attesi e azioni puntuali a un tempo consente e impone di definire la domanda di valutazione e la ricerca sugli effetti/impatti del programma e sul ruolo avuto dai suoi protagonisti, mentre l’esito di tale analisi può alimentare in modo significativo il processo generale di “valutazione pubblica aperta”. La lettura integrale del testo la lasciamo a voi non prima però di avere sottolineato il fatto che anche l’enfasi sulla predefinizione puntuale dei “risultati attesi” rimanda ad una logica valutativa che ci è familiare. Intendiamoci: siamo all’inizio della definizione del nuovo ciclo di programmazione comunitaria e di documenti (italiani) pieni di buone intenzioni valutative – soprattutto citando l’inevitabile “valutazione di impatto” - ne abbiamo visti molti in passato (con gli esiti applicativi che tutte/i conosciamo). Quindi guardiamo con realismo e ragionevolezza ai contenuti proposti nel documento ma con altrettanta chiarezza diciamo che è importante, almeno fino a prova contraria, “prenderli sul serio”.
Quattro punti di attenzione ci permettiamo di segnalare “a caldo”: 1) la necessità di chiarire da subito come sarà regolato e quantificato lo specifico finanziamento della valutazione dentro i programmi e ai vari livelli; 2) l’importanza di individuare dei chiari requisiti minimi di accettabilità scientifica e metodologica rispetto, in particolare, alla valutazione di impatto (compreso chi potrà realizzarla), soprattutto nel momento in cui viene inserita – come fa il documento – in una cornice dove si afferma la “necessità di una pluralità di approcci metodologici” (p. 21); 3) la necessità di rilanciare i Nuclei di valutazione esistenti nelle PP.AA. ma in un rapporto adulto con gli altri soggetti destinati a svolgere attività di valutazione; 4) l’opportunità di mettere a tema del “confronto pubblico” sul documento la individuazione chiara ed univoca di chi, a livello nazionale e inteso come organismo/struttura, sarà responsabile della declinazione operativa delle indicazioni generali di impianto e di metodo contenute nel documento stesso.
Il secondo testo è il DPCM sulla valutazione del 3 agosto scorso ma pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 novembre dal titolo Attuazione dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 228 in materia di linee guida per la valutazione degli investimenti relativi ad opere pubbliche e del Documento pluriennale di pianificazione degli investimenti in opere pubbliche. Nello specifico, il decreto definisce – all’art. 1, lett. A, “il modello di riferimento, di cui all’allegato I, per la redazione da parte dei Ministeri di linee guida standardizzate relative alla valutazione ex ante dei fabbisogni infrastrutturali, alla valutazione ex ante ed ex post dei progetti di investimento infrastrutturali e al coinvolgimento degli organismi di valutazione nelle predette attività (di seguito: «modello di riferimento»)”. Di particolare interesse, ai nostri fini, è proprio il citato Allegato 1 contenente il “modello di riferimento” il cui profilo di metodo è il seguente (cfr. Premessa): “l'analisi costi-benefici è utilizzata come principale metodologia per la valutazione degli investimenti pubblici proposti e realizzati dalle amministrazioni centrali dello Stato. Qualora non sia possibile quantificare i benefici o misurarli in termini monetari si suggerisce di ricorrere all’analisi costi-efficacia”. Il decreto, dai contenuti tecnico-metodologici molto tradizionali e consolidati (rispetto al suo campo di applicazione), è molto importante dal punto di vista del policy making e della legittimazione della valutazione rispetto agli investimenti infrastrutturali anche se, di nuovo, non è la prima volta che intenzioni e linee di indirizzo quali quelle stabilite dal Decreto rimangono “sulla carta”.
Infine, il terzo testo è un documento “di osservazioni e proposte” predisposto dal CNEL per il Governo e il Parlamento ed avente come oggetto il tema degli investimenti pubblici e della loro valutazione. Il testo, approvato il 18.12 scorso, è uno Schema di Osservazioni e Proposte su Parametri di Valutazione e Criteri di Scelta per gli Investimenti Pubblici (si tratta quindi di un documento ancora in progress). Richiamato il fatto che alla nota 8 vengono citati alcuni prodotti editoriali AIV, lo Schema affronta una serie di questioni consolidate nella letteratura e nelle prassi ma sempre centrali all’interno dell’impianto logico e concettuale adottato dal testo. La sua lettura è quindi una utile ri-puntualizzazione del tema oltre che un ritorno su ambiti di sicuro interesse per AIV.
Buon inizio d’anno e buona lettura.
Il Direttivo
Download allegati
Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi Comunitari 14-20_integrale
Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi Comunitari 14-20_sintesi
ooppParametri di valutazione-def18-12-12.pdf